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Design e tendenze per i rivestimenti contemporanei


Sul primato dei materiali

Agli albori del Novecento, con Ornament und Verbrechen, Adolf Loos inizia la sua crociata in favore delle materie di qualità e contro l’ornamento. Oggi possiamo dire che aveva in buona parte ragione. 

Nell’indimenticabile, ma molto dimenticato, Ornament und Verbrechen, tradotto in italiano con il formidabile Ornamento e delitto, Adolf Loos espone un’idea netta e paradossale sul decoro, riprendendo il prèpon aristotelico (senza citarlo) e adattandolo alla propria epoca, l’inizio del Novecento.

Uno scritto che vale la pena citare anche oggi: “I danni immensi e la desolazione che il risveglio dell’ornamento produce nello sviluppo estetico potrebbero anche venir sopportati, dato che nessuno, neppure l’autorità statale, può arrestare l’evoluzione dell’umanità. Si può solo ritardarla. E noi possiamo attendere. Ma è un delitto contro l’economia del paese, perché con ciò si distruggono lavoro umano, denaro e materiali. E a questi danni il tempo non potrà portare rimedio”

Diffuso a Vienna e in altre città europee, dapprima sotto forma di conferenza, a partire dal 1910 (ma l’anno preciso è tema dibattuto), Ornamento e delitto accende la critica nei confronti della Secessione viennese e dell’intero sistema delle arti applicate, per il quale ogni singolo oggetto artigianale dovesse essere decorato e considerato pari a un’opera d’arte. 

Adolf Loos, Villa Müller, 1930, Praga, Repubblica Ceca. Foto di Kate da Adobe Stock

Da questo nucleo teorico, l’evoluzione del pensiero e dell’azione di Loos sul decoro è cristallina. Come critico, diventa il difensore del gusto moderno, ponendosi così in netta opposizione all’accademismo delle scuole d’arte e dei corsi di arte applicata. Come progettista realizza il Cafè Museum sulla Karlsplatz e gli interni della casa del Dottor Hugo Haberfeld in Alserstraße, entrambi a Vienna.

Secondo Loos, con gli avanzamenti tecnologici dell’epoca, era impensabile che il linguaggio dell’architettura fosse ancora caratterizzato da fregi, decorazioni, colonne e altri elementi che appartenevano sia alla tradizione Neoclassica sia al rinnovato linguaggio dell’Art Nouveau. Il valore decorativo deve appartenere unicamente alle qualità intrinseche dei materiali: una lastra di marmo verde o una parete di mattoni hanno una dignità infinitamente superiore rispetto a questi stessi elementi dipinti su un muro intonacato.

Nessun ornamento può più essere inventato oggi da chi vive al nostro livello di civiltà.

Adolf Loos

Segno di queste riflessioni teoriche sono gli edifici progettati da Loos in questo periodo. Villa Karma a Clarens, presso Montreux in Svizzera (1906), definita da una facciata in intonaco bianco priva di un apparato decorativo, fortemente criticata dagli abitanti del piccolo borgo sul lago di Ginevra. E soprattutto Michaelerplatz a Vienna, realizzato tra il 1909 e il 1911 e ancora più criticato dalla cittadinanza, al punto da interromperne a più riprese la costruzione. Oggi è conosciuto come Looshaus, perché vi sono chiaramente leggibili le idee di Ornamento e delitto. Fra queste, l’assunto centrale che il carattere estetico dell’edificio è dettato unicamente dalla scelta dei materiali e dalla semplice composizione delle aperture nel prospetto.

“Per me non ha valore l’obiezione secondo cui l’ornamento può aumentare la gioia di vivere in un uomo colto, per me non ha valore l’obiezione che si ammanta della frase: ‘Però, se l’ornamento è bello …!’. In me e in tutti gli uomini civili l’ornamento non suscita affatto una più grande gioia di vivere. Se io voglio mangiarmi un pezzo di pan pepato me ne sceglierò uno che sia tutto liscio e non uno di quelli in forma di cuore o di bambino in fasce o di cavaliere, completamente ricoperti di ornamenti”. 

Adolf Loos, Manz Bookstore Portal, Vienna, Austria. Foto Dietmar da Adobe Stock

Negli anni successivi, l’attività progettuale di Loos si concentra principalmente sulle ville monofamiliari. I committenti di queste residenze erano gli ‘aristocratici’ a cui Loos si rivolge in Ornament und Verbrechen: non solo suoi sostenitori ma individui abbienti che non ponevano limiti alla realizzazione del progetto, nel quale potevano essere così inserite finiture in materiali pregiati in particolare marmi orientali o legni americani.

Fra i progetti di questa fase, realizzati principalmente a Vienna, ci sono la Casa Steiner (1910), la Casa Scheu e la Casa Horner (1913) la Casa Strasser (1919), la casa Rufer (1922) e la casa Moller (1928). Tutti edifici caratterizzati dal medesimo approccio – facciata estremamente semplice di intonaco bianco e interni estremamente ricchi di superfici di materiali diversi.

L’opera successiva, che segnala la piena maturazione del percorso di Loos, è la Villa Müller, realizzata a Praga nel 1930. Qui i principi sull’eliminazione dell’ornamento in favore dell’espressività dei materiali sono assoluti. Si aggiunge, però, l’idea del Raumplan, il concetto spaziale per cui Loos è ricordato nella comunità del progetto: le stanze devono avere altezze diverse a seconda dell’uso, e l’incastro tra i vari volumi interni della casa genera una serie di dislivelli che articolano gli spazi interni. 

Adolf Loos e Karel Lhota, Villa Winternitz, 1932. Praga, Repubblica Ceca. Foto Dietmar da Adobe Stock

Non si può concludere la parabola di Loos senza citare due progetti non realizzati, la villa di Joséphine Baker a Parigi (1927), caratterizzata dall’uso di due diversi tipi di marmo che compongono un disegno di facciata a strisce orizzontali, e il progetto di concorso per la nuova sede del Chicago Tribune (1922), una torre la cui parte più alta possedeva le fattezze di una colossale colonna dorica.

“L’uomo moderno, che celebra l’ornamento come espressione dell’esuberanza artistica di epoche passate, riconoscerà immediatamente l’aspetto forzato, tortuoso e malato dell’ornamento moderno. Nessun ornamento può più essere inventato oggi da chi vive al nostro livello di civiltà”.

Adolf Loos muore nel 1933. Viene seppellito nel Cimitero Centrale di Vienna con una lapide progettata da lui stesso: un parallelepipedo di pietra con il suo nome inciso sopra, in continuità con le idee che aveva espresso per l’intera durata della sua carriera. L’evoluzione della società e della vita dimostrano che aveva ragione, anche se non in tutto.

Immagine di apertura: Adolf Loos, Looshaus, Michaelerplatz, 1911, Vienna, Austria. Foto reichhartfoto da Adobe Stock

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