La mostra sull’Art Déco a Milano è anche una mostra su Gio Ponti

Il glamour e la raffinatezza dell’Art Déco in mostra a Palazzo Reale un secolo dopo l’Esposizione di Parigi del 1925. Tra i protagonisti, Gio Ponti, a pochi anni di distanza dalla fondazione di Domus nel 1928.

Nella primavera del 1925 viene inaugurata a Parigi l’“Exposition des arts décoratifs et industriels modernes”, esposizione internazionale che aveva come obiettivo quello di ridisegnare e codificare lo stile contemporaneo. Il risultato fu una celebrazione e sintesi delle diverse declinazioni di quel sistema espressivo che definiamo Art Déco.

A cento anni da questo avvenimento, Palazzo Reale ospita fino al 25 giugno 2025 “Art Déco. Il trionfo della modernità” a cura di Valerio Terraroli, una mostra che con circa 250 opere restituisce al pubblico, con le parole del curatore, “non solo la magnificenza estetica di un’epoca che ha saputo ridefinire il concetto stesso di modernità, ma anche il suo valore simbolico, quale sintesi perfetta tra tradizione artigianale e innovazione tecnologica. In un periodo segnato da fragilità e contraddizioni, l’Art Déco emerge come espressione di una ricerca universale di armonia e raffinatezza, capace di trascendere confini geografici e discipline artistiche”.


Un decennio, quello degli anni Venti, in cui le arti decorative diventano protagoniste della vita quotidiana, nel fermento creativo delle città europee, da Parigi a Vienna, da Praga a Milano. Il discorso curatoriale, anche partendo dagli studi fondamentali sull’Art Déco di Rossana Bossaglia, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, traccia delle coordinate spazio-temporali precise per raccontare questa tendenza con tutte le sue contraddizioni e particolarità.

La parabola dell’Art Déco raggiunge il momento di massima affermazione proprio con l’esposizione di Parigi, e il suo declino in Europa si può collocare all’inizio degli anni Trenta con la nascita di quello che Terraroli definisce “stile Novecento”. Il contesto geografico è legato principalmente alla Francia e all’Italia, con una menzione speciale all’Art Déco austriaca, in particolare al lavoro di Dagobert Peche. Alla soglia degli anni Trenta il gusto Déco sbarcherà negli Stati Uniti, imprimendo un segno indelebile con due tra le architetture più iconiche del Novecento, il Chrysler Building (1928) e l’Empire State Building (1931).

Vista della mostra “Art Déco. Il trionfo della modernità” a cura di Valerio Terraroli, 2025, Palazzo Reale, Milano, Italia. Foto © Carlotta Coppo. Courtesy Palazzo Reale

Il percorso della mostra inizia con una sezione dedicata ai precursori del nuovo stile, con opere realizzate tra il 1919 e il 1923 da artisti come Mario Cavaglieri, Anselmo Bucci, Adolfo Wildt, Galileo Chini, Ivan Meštrović e Libero Andreotti, e prosegue con il racconto delle prime due Biennali internazionali delle arti decorative che si svolsero nel 1923 e nel 1925 nella Villa Reale di Monza sotto la guida del direttore artistico Guido Marangoni (che anticipano la fondazione della Triennale di Milano che si sposterà dal 1933 a Milano, nel Palazzo dell’Arte progettato da Giovanni Muzio).

Le opere e i manufatti esposti nelle manifestazioni monzesi, mostrano la forza della creatività italiana esportata anche nel padiglione nazionale presentato all’esposizione di Parigi del 1925: i raffinati vasi in vetro di Vittorio Zecchin per Cappellin Venini & C., gli argenti di Renato Brozzi, le sculture di Adolfo Wildt, e le ceramiche di Galileo Chini e Gio Ponti vennero celebrati con l’assegnazione del Grand Prix a ciascuno di loro.

Gio Ponti, La casa degli efebi, 1925. Courtesy Museo Ginori, Sesto Fiorentino, Italia

In particolare, il lavoro di Gio Ponti, in quegli anni alla direzione del rinnovamento nella produzione di maioliche per la Richard-Ginori, è specialmente significativo perché Ponti aveva colto i desideri di quel gusto decorativo che sempre più si andava distaccando dagli stilemi dell’Art Nouveau. Tra le ceramiche che gli valsero il premio a Parigi, la serie piatti, vasi e urne con il tema “Le mie donne” (1924),  “La passeggiata archeologica” (1924-1925), e “Prospettica”(1925).

Da Domus N.2, febbraio 1928.

La figura di Gio Ponti è centrale nel discorso espositivo, proprio perché integra naturalmente i motivi del gusto Déco nel suo lavoro di quegli anni, dalla ripresa della cifra neoclassica che, tipica della tendenza milanese, diventa protagonista del panorama italiano, al richiamo manierista e rococò, ma anche al folklore come nella serie del Pellegrino stanco (1925-1928). Da un lato quindi, l’evocazione quasi onirica del mondo della classicità e dei suoi miti, con scene di caccia, veneri, sirene e architetture, dall’altro l’opulenza del tardo Cinquecento con elementi architettonici e fantasie che costituiscono, come racconta Terraroli, uno dei punti più alti e consapevoli del Déco italiano. 

Gio Ponti e Tomaso Buzzi, Italo Griselli (modellatore), Elena Diana (dorature), Centrotavola delle Ambasciate (particolare), 1927. Courtesy Museo Ginori, Sesto Fiorentino, Italia

Tra le opere più spettacolari in mostra è sicuramente il progetto che Ponti mette a punto con Tommaso Buzzi tra il 1926 e il 1929 per la commissione da parte del Ministero degli Esteri di un monumentale centrotavola per Le ambasciate italiane, realizzato in porcellana bianca sui modelli dello scultore Italo Griselli e decorato in oro a punta d'agata da Elena Diana. 

Vista della mostra “Art Déco. Il trionfo della modernità” a cura di Valerio Terraroli, 2025, Palazzo Reale, Milano, Italia. Foto © Carlotta Coppo. Courtesy Palazzo Reale

Diverse anime coesistono nell’alfabeto stilistico multiforme, cangiante e raffinato dell’Art Déco, che si fa portavoce dei vezzi del quotidiano e delle tendenze della società di quel decennio, segnato da prosperità e sperimentazione, ma anche da tensioni economiche e politiche che porteranno alla crisi del 1929 e all’ascesa di regimi autoritari in diversi paesi europei.

Gio Ponti, Domitilla sulle corde, 1925-1928. Dalla serie Le mie donne. Collezione privata. Courtesy Ed Gallery, Piacenza, Italia

La mostra si articola perciò presentando i temi che hanno ispirato le creazioni più originali dell’epoca: la natura e gli animali selvaggi addomesticati, come l’avvoltoio, gli scimpanzé e i babbuini di Sirio Tofanari e Alfredo Biagini, e i pesci del vaso in vetro verde di René Lalique; gli esotismi dannunziani dei manufatti del Vittoriale, e le ispirazioni derivate dalla visione colonialista del mondo africano, ma anche del conturbante fascino dell’estremo oriente e l’amore per l’antico che andava di pari passo con le scoperte archeologiche del tempo, come la scoperta della tomba di Tutankhamon (1922).

L’ultima sala della mostra, dopo un turbinio di ceramiche, pietre preziose, vetri lavorati, che incantano il visitatore per la loro originalità e preziosità come in una wunderkammer Art Déco, segna una brusca cesura del fantasioso e seducente stile della joie de vivre, con alcuni manufatti degli anni Trenta. Il decennio successivo infatti, vedrà scomparire le decorazioni minuziose in favore di un monumentalismo plastico che caratterizza le ceramiche esposte, tutte rivestite in smalto rosso: i vasi globulari di Guido Andlovitz, i vasi a forma di bottiglia e di anfora di Gio Ponti e di Giovanni Gariboldi, la "Grande Sirena" (1939) di Angelo Biancini.

Gio Ponti, Prospettica, 1925. Courtesy Museo Ginori, Sesto Fiorentino, Italia

Per tutto il percorso, nell’allestimento curato da Storyville, si incontrano installazioni multimediali, fotografie, riproduzioni e proiezioni di immagini d’epoca che permettono al visitatore di immergersi completamente nel discorso espositivo. E se la curiosità sul legame tra l’Art Déco e l’Italia, e in particolare con la città di Milano, non fosse esaurita dalle opere in mostra, è stata realizzata anche una mappa delle architetture Art Déco da intercettare in giro per la città, una vera e propria caccia al tesoro.

Immagine di apertura: Vista della mostra “Art Déco. Il trionfo della modernità” a cura di Valerio Terraroli, 2025, Palazzo Reale, Milano, Italia. Foto © Carlotta Coppo. Courtesy Palazzo Reale 

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