La ricostruzione pseudo-tradizionale di Mosca può essere vista come un esperimento senza precedenti nell’ultimo secolo, che, sebbene non in conformità con i principi di conservazione dell’architettura, si distingue per una certa grandiosità. Nessuno è contro gli esperimenti, ma perché proprio nel centro storico? A Mosca non manca lo spazio: un "quartiere neo-imperiale" poteva essere costruito, per esempio, intorno alla stazione del metro “Proletarskaya”, dove l'architettura prerivoluzionaria è stata demolita. Ci sono esempi in altre città che hanno affrontato e risolto positivamente un diverso assetto della città: a Helsinki, la vecchia città classicista, somigliante a San Pietroburgo, è rimasta intatta, mentre il nuovo centro si è sviluppato ad una certa distanza. Un ensemble nello stile Guglielmino (Neue Stadt) è stato costruito a Strasburgo a fine Ottocento senza invadere il centro antico.
Lo storicismo non è stato impiegato in Europa dagli anni 1920, la sola eccezione su larga misura essendo l'architettura sovietica degli anni 1930-50 che combinava le caratteristiche dell’eclettismo con una componente ideologica. Forse la ricostruzione di Mosca è destinata ad aiutare la comunità internazionale a liberarsi dei tabù? Forse a Milano, vicino al Teatro alla Scala, sarà costruita una “nuova scena” neoclassica, come al famoso Teatro Bolšoi (fig. 2), con la galleria del pittore semiufficiale Alexander Shilov nel palazzo con figure nude classiche (fig. 3, 4) costruito nel 1997 proprio davanti al Cremlino. Uno dei principi estetici, violati dalla ricostruzione di Mosca, è la veridicità, "the lamp of truth" secondo John Ruskin. L’inganno architettonico può essere esemplificato dall’imitazione dei materiali: marmorizzazione del legno o metallo (come nel centro commerciale sotterraneo alla piazza del Maneggio accanto al Cremlino) oppure dalle colonne che non portano molto peso (fig. 5). Lo stesso vale per il décor fabbricato con tecnologie moderne, che rimpiazza le modanature di stucco artigianali su molte case moscovite. Gli specialisti lo vedono e i non-specialisti lo percepiscono intuitivamente. È da notare che l'architettura pseudo-tradizionale presenta la Capitale con un aspetto che non è mai esistito (fig. 6-8), pretendendo allo stesso tempo di far rivivere e di continuare le tradizioni della Russia imperiale. I ciceroni celano talvolta ai turisti che alcuni monumenti storici furono ricostruiti dopo la demolizione al tempo di Stalin; il turista avvertito può leggere la verità nelle guide turistiche. La ricostruzione di Mosca non è in conformità anche con un altro principio estetico, osservato solitamente nelle gallerie d'arte: dipinti originali non vengono esposti insieme alle imitazioni più tarde. Un visitatore si troverebbe davanti a questioni di questo tipo: qual è l’originale, qual è l’imitazione, e dunque qual è l’architettura vecchia restaurata, qual è quella contemporanea pseudo-tradizionale? Si può provare questa sorta di tormento, camminando lungo le strade di Mosca.
Le tecnologie del disegno si stanno sviluppando e immagini bellissime possono essere generate. Proprio per questo i monumenti architettonici hanno bisogno di protezione. Quali gli argomenti a favore della ricostruzione corrente? La Russia è alla vigilia della sua nuova grandezza storica quindi la creazione di una immagine magnifica della Capitale è giustificata anche a dispetto dell’autenticità e della memoria storica. Fino a che punto si riesca a costruire la Terza Roma, come la chiamano, è difficile a dire ma alcune costruzioni sono straordinarie, per esempio, il gigantesco Monumento della Vittoria nel Parco della Vittoria, in cui una Nike, sospesa orizzontalmente è combinata con la figura d'un angelo (fig. 9). Continuazione delle tradizioni imperiali idealizzate, come se né la fin de siècle, né la rivoluzione, né la costituzione fossero mai esistite; come se la modestia, incarnata nell’eclettismo russo degli edifici a due o tre piani (fig. 1, 10), sia perita insieme alla demolizione di queste case, carissime ai vecchi moscoviti. Dove sono loro, i vecchi moscoviti, che hanno abitato queste case umili e poetiche, eclettiche o Art Nouveau? Molti sono stati espulsi dalla città vecchia e vivono alla periferia di Mosca.
La ricostruzione corrente ha già creato, in larga misura, una nuova immagine per la vecchia capitale. Nonostante alcune proteste dell’intellighenzia, la costruzione in stile storico probabilmente proseguirà. Per di piu, l’architettura pseudo-tradizionale, essendo unica su scala globale, susciterà probabilmente l'interesse dei turisti, al pari dell'architettura stalinista degli anni 1930-50 che è già diventata attrazione turistica. L'unico desiderio che vorremmo esprimere, in conclusione, è che gli esperimenti con lo storicismo o le pseudo-reminiscenze sarebbe meglio continuare a farli fuori dal centro storico.
Tutte le immagini: 2009
Fig. 1. Case dell’Ottocento nel centro storico di Mosca vengono rimpiazzate da edifici pseudo-tradizionali (Bolshaya Tatarskaya ul).
Fig. 2. A destra: il teatro Bolshoi (1824) in restauro; immediatamente a sinistra: la “Nuova Scena” del teatro Bolshoi (2002).
Fig. 3. A destra: la casa di Pashkov (1784-1786); a sinistra: la galleria di Alexander Shilov (1997), anche la cappella è nuova.
Fig. 4. Entrata nella galleria di Alexander Shilov (1997) in stile classico.
Fig. 5. A sinistra: un edificio dell’Università di Mosca (1786-1793); a destra: l’edificio “Na Mokhovoi” (1931-1935): le grandi colonne non portano molto peso.
Fig. 6, 7. Una mescolanza di vecchio e nuovo nel centro storico.
Fig. 8. Un edificio nuovo tra palazzi che sono sopravissuti all’incendio di Mosca del 1812; sullo sfondo: la residenza del Presidente dell’Accademia di Belle Arti.
Fig. 9. Il Monumento della Vittoria nel Parco della Vittoria (1995).
Fig. 10. I resti del vecchio quai della Moscova.










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