Segna dunque un passo in avanti verso una maggiore tutela di prodotti e brevetti di design la vittoria riportata dalla società svizzera Vitra in Italia che lo scorso novembre era ricorsa al tribunale di Milano contro la società High Tech. Oggetto del contendere una sedia: ribattezzata “Loft” dal negozio milanese ma, nome a parte, uguale in tutto e per tutto alla celeberrima “Panton Chair”, disegnata nel 1967 dal danese Verner Panton (1926-1998) e dal 2000 prodotta da Vitra. Una forma unica, flessuosa e innovativa, ottenuta da un unico stampo, in propilene, la “Panton Chair” aveva segnato piccola-grande rivoluzione per il mondo del progetto, in termini di caratteristiche tecniche e di estetica. Tutti gli ingredienti, insomma per farne una delle icone del XX secolo.
I giudici milanesi della sezione specializzata in materia di proprietà industriale presieduta da Gabriella Migliaccio hanno dato ragione (sentenza confermata in appello) a Vitra riconoscendo per la prima volta che un prodotto di design può godere del diritto d’autore e disponendo il sequestro immediato delle copie (prodotte in Cina). In sostanza, la Panton Chair è protetta da copyright perché “è la manifestazione di una ricerca e intuizione espressiva” ha il magistrato milanese Claudio Marangoni. Si tratta di “un passo importante per la tutela del diritto d’autore nel design”, ha sottolineato l’avvocato Gabriel Cuonzo (dello studio Trevisan & Cuonzo difensore di Vitra). “In un momento di difficoltà per l’economia del nostro Paese, poter contare su questa tutela significa dare slancio a un segmento di mercato estremamente importante per l’Italia”. E.S.


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