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Design e tendenze per i rivestimenti contemporanei


Ecco quali sono i rivestimenti materici che stanno cambiando i nostri interni

Lo spazio evolve sul filo dei materiali chiamati ad interpretare il senso di accoglienza di una casa o di uno spazio pubblico. Tra materiali tradizionali e innovativi, Domus ne ha selezionati cinque che si stanno affermando negli interni contemporanei.

Nell’architettura di interni, i materiali sono spesso usati come un manto protettivo che serve a definire e rafforzare il legame tra lo spazio e il suo utilizzatore. Raramente, e parliamo soprattutto di tipologie abitative o progetti di ambito commerciale, i materiali lasciati a vista hanno anche una funzione strutturale. Piuttosto, il loro impiego è quello del rivestimento, che serve sì a proteggere da sporco e usura, ma anche a vestire la casa come un habitus che parla dei nostri gusti e di molto altro ancora.

Tra le cose di cui i materiali sanno parlare c’è anche il senso del tempo. Termometro del passato, in particolare con l’idea di epoca e stile, i materiali si riaffacciano continuamente anche sul nostro presente, contribuendo a definire la nostra idea di contemporaneo.

A volte questi materiali ritornano – come sta puntualmente ricordandoci il guest editor di Domus per il 2025, Bjarke Ingels, nei suoi editoriali – senza però che questa ciclica ricomparsa equivalga alla ripetizione, al già visto.

Altre volte, più rare e forse per questo più preziose, i materiali nascono dal nulla come manifestazione della genialità umana, spesso messa alle strette dalla necessità di inventare soluzioni. Quale che sia la loro origine, è agli architetti che viene richiesto di sapervici giocare, come accade nei progetti che abbiamo selezionato in questo articolo.

Il ceppo di Gré

Grafton Architects, Università Bocconi in via Roentgen, 2008, Milano, Italia. Foto Donato Di Bello. Da Domus 909, dicembre 2007

È un materiale tipicamente lombardo, come la sua stessa etimologia suggerisce: in dialetto milanese il “cepp” è infatti il ciottolo che troviamo nei corsi d’acqua. Il suo utilizzo è storicamente legato ai rivestimenti esterni: estratto nelle cave adiacenti al lago d’Iseo, è stato impiegato in moltissimi monumenti e palazzi milanesi di eccezione, dalle colonne di Sant’Ambrogio, a Palazzo Marino, fino alle architetture novecentesche di epoca razionalista e, per ultimo, il progetto del nuovo campus della Bocconi a firma di Grafton Architects.

Modourbano Architettura e Silvia Allori, Casa S+L+B, 2022. Foto Federico Covre

Da qualche anno, il ceppo di Gré spopola negli interni, con un effetto moda che sembra in particolar modo contagiare i bagni: merito della sua texture particolarmente ricca, che mostra in bella vista la rotondità dei ciottoli che lo compongono. Una presenza particolarmente materica che può essere abbinata anche a superfici e colori a contrasto, come vediamo nel progetto di Casa S+L+B. In questo appartamento milanese, progettato da Modourbano Architettura (per il layout) e da Silvia Allori (per gli interni), il ceppo di Gré convive con rivestimenti a parete in multistrato, un blu acceso alle pareti, e una porta a soffietto di stoffa che chiude la cucina a scomparsa.

Il policarbonato

L’uso del policarbonato per l’architettura di interni è forse ai suoi arbori, eppure ci appare già destinato a qualche anno di radioso futuro. Le sue virtù sono una delle ragioni della sua popolarità: resistente agli urti e al fuoco, ma capace di trasmettere la luce, il policarbonato è un’ottima alternativa al vetro.

Molto flessibile, può essere prodotto sia per estrusione che per stampaggio a iniezione, ed ha il vantaggio di poter essere riciclato con facilità – perché viene liquefatto e non bruciato. Un po’ meno trasparente del vetro, dona alle superfici un aspetto leggermente più opaco, che si rivela più tattile e intrigante nel suo impiego come cortina all’interno di un volume dato.


Nel progetto della Casa del Giardiniere, progettata a Milano dallo Studio Solum, le pareti in policarbonato convivono con le piastrelle in klinker grigie, tipiche della tradizione milanese. Nel negozio che studio Worc a Città del Messico per un negozio di bubble tea, ritroviamo il policarbonato tanto nelle finestre esterne che nelle pareti che delimitano il corridoio. La sensazione che emana, anche in questo esempio, ha tutta l’aria di un invito discreto ad assaporarne, anche solo mentalmente, la tattilità.

Il micelio

Il micelio è sicuramente uno dei materiali del futuro. Coltivato - e non estratto – ha il vantaggio di poter essere prodotto localmente con un basso debito di CO2. Dopo aver assistito nell’ultimo decennio ad un suo uso prevalentemente sperimentale, inizia oggi ad essere disponibile anche come soluzione industriale.

Le potenzialità del salto di scala iniziano dunque a rendersi tangibili? Certamente sì, stando ai numerosi pannelli fonoassorbenti già introdotti nel mercato – come quelli di Mogu di Maurizio Montalti, tra i pionieri del settore, o ancora quelli prodotti da Buzzi o Allsfar – o per i rivestimenti avvistati in occasione dello scorso Design Miami Paris con la collezione di arredi di MycoWorks.

Una bella riflessione sull’opportunità di coltivare funghi, ed utilizzare questo incredibile materiale insieme ad altre componenti biologiche quali la terra cruda, era del resto già stata avanzata dal Padiglione del Belgio all’ultima Biennale di Architettura di Venezia. Un modo, come già avevamo scritto su Domus, per aprirci alla possibilità che i nostri interni, in un futuro che non è lontano, possano mutare completamente di aspetto, riallacciando un legame più stretto con la sostanza biologica che costituisce il nostro più ampio ecosistema.

Resine e microcementi

L’uso di resine e microcementi non è una novità dell’ultim’ora, come abbiamo avuto modo di osservare almeno negli ultimi due decenni attraverso la parabola delle declinazioni dello stile industriale. Tra loft, uffici, e appartamenti, i rivestimenti a base cementizia ci hanno abituati alla continuità materica delle superfici, talvolta marcate da un’apparenza un po’ algida che appare oggi superata.

Ciò che continua a stupirci, e a rinnovarsi nelle applicazioni, è invece l’impiego di resine e microcementi in un’architettura che potremmo chiamare “meridionale”. Il mediterraneo vernacolare, qualora reinterpretato con ristrutturazioni non strettamente storiciste, trova nella resina un materiale capace di sublimare la matericità del territorio senza aggiungervi un grammo di pretensione.

Un esempio interessante è quello della Masseria in Valle d’Itria che vede nella ristrutturazione dello studio Valari l’opportunità ideale per interfacciarsi con la ricca trama di materiali di origine, dalle pietre alle malte. In ambito urbano, la microresina si presta invece a coabitazioni con altri materiali, come accade nel progetto di Fontana Dqi Apartment per un appartamento a Lisbona, dove si rivela il collante ideale per ricreare sensibili contrappunti materici orientati alla plasticità delle forme.

La boiserie

La continuità dei rivestimenti si ritrova ultimamente non solo a pavimento, ma anche sulle pareti. Si tratta di un ritorno di fiamma: nei paesi nordici, la boiserie è un manto avvolgente che distingue storicamente moltissime tipologie di appartamento, dal prototipo haussmaniano allo stile gustaviano in Svezia o a quello vittoriano, dove è spesso combinato all’utilizzo di tappezzerie.

Oggi, la boiserie si sposa ad un’idea di casa calda e vestita. Può essere utilizzata secondo un approccio molto classico come una rifinitura elegante e discreta, come accade nell’appartamento progettato da Plus Ultra a Milano, dove il pannello con cornici a mezza altezza, finito in bianco, convive con una boiserie scanalata a tutta altezza che lascia il legno al vivo, creando un contrasto tra tradizione e contemporaneità. In maniera quasi controintuitiva, la boiserie può anche svecchiare: è l’ottimo esempio dell’appartamento progettato da MH.AP a Barcellona, che usa la boiserie cannettata come un filo rosso tra le stanze in grado di far respirare stucchi e vecchie cementine.

Immagine di apertura: Solum Studio, collaboratore Gianmario Vecchiato, Casa per un Giardiniere, 2024, Milano, Italia. Foto Nicolò Panzeri

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