Milano Design Week

Salone del Mobile e Fuorisalone 2025


Storia del Salone del Mobile di Milano, dalle origini alla Design Week tra mostre e allestimenti iconici

Com'è nato il Salone del Mobile? Quando ha assunto una dimensione internazionale? Gli eventi più significativi e le mostre che hanno lasciato il segno. Vi raccontiamo tutto quello che è bene sapere prima di andare alla Design Week.

ph. Gabriele Micalizzi

Il Salone del Mobile di Milano è molto più di una semplice fiera: è un punto di riferimento globale per il design e l’arredamento, un evento che ogni primavera trasforma la città in un laboratorio di creatività, innovazione e visioni del futuro. Nato nel 1961 per promuovere l’eccellenza italiana nella produzione di mobili, il Salone si è evoluto negli anni fino a diventare il cuore pulsante della Milano Design Week, coinvolgendo professionisti, aziende e appassionati da tutto il mondo. Accanto alla manifestazione fieristica, il Fuorisalone anima quartieri, gallerie e spazi urbani con installazioni, mostre e performance sperimentali, rendendo la città una piattaforma diffusa per le nuove tendenze.

In questo articolo ripercorriamo la storia del Salone del Mobile, le sue tappe fondamentali, l’evoluzione del Fuorisalone e i momenti chiave che lo hanno reso un appuntamento imperdibile per il mondo del progetto, del design e della cultura contemporanea.

di Silvana Annicchiarico

Cos’è il Salone del Mobile e com’è nato? La sua storia dal 1961 ad oggi

Vi raccontiamo in breve le origini dell’evento più importante del design, una storia che inizia negli anni Sessanta.

SuperSalone. Courtesy Salone del Mobile. Milano. Foto Andrea Mariani

1961. L’Italia è in pieno boom economico. I consumi crescono, l’economia galoppa e la modernità irrompe euforica e irreversibile sui costumi e sugli stili di vita degli italiani. L’anno precedente le Olimpiadi di Roma e un film come La dolce vita di Federico Fellini hanno posto l’Italia sotto i riflettori del mondo. Il Salone del Mobile nasce in questo contesto: poco più di trecento espositori, tre soli padiglioni in Piazza VI Febbraio, circa 10.000 visitatori, di cui meno di mille venuti da altri paesi. Nulla, rispetto a quello che sarebbe accaduto dopo.

Eppure, tutto parte da lì: dall’intuizione di alcuni mobilieri italiani, guidati da Tito Armellini, che dopo aver visitato la Fiera del Mobile di Colonia capiscono in anticipo sui tempi la necessità di far conoscere al mondo i propri prodotti, istituiscono il Cosmit (“Comitato Organizzatore del Salone del Mobile Italiano”) e scelgono di puntare sulla comunicazione non come un optional ma come un asse portante delle proprie attività progettuali e imprenditoriali. Fin da subito il Salone diventa il palcoscenico del Made in Italy nel settore dei mobili e dell’arredamento: non solo vetrina, dunque, ma luogo di un racconto destinato a crescere e ad espandersi negli anni, trovando in Milano l’energia propulsiva necessaria per promuovere e diffondere le eccellenze del design italiano.

L’internazionalizzazione del Salone: dall’Italia al resto del mondo

L’evento di Milano ha raggiunto ormai da tempo una fama mondiale, riconosciuto come palcoscenico della creatività. In attesa di scoprire i numeri di quest’anno, vi diamo un’idea dell’identità del Salone.

Con l’inizio del nuovo millennio il Salone del Mobile di Milano punta sempre di più all’internazionalizzazione, non solo aumentando il numero di espositori esteri presenti alla kermesse milanese, ma andando direttamente a proporsi come modello su alcuni mercati particolarmente sensibili al Made in Italy e al design italiano. Dal 2005 prendono così il via i Saloni WorldWide Moscow, mentre nel 2016 nasce il Salone del Mobile. Milano Shanghai. Con queste iniziative i migliori brand italiani presentano su mercati particolarmente recettivi come quello russo e cinese le soluzioni più all’avanguardia per creatività e qualità manifatturiera nella produzione di arredi, rafforzando l’immagine e l’identità del Salone come laboratorio di sperimentazione e contaminazione culturale.

Se negli ultimi anni il complesso quadro geopolitico mondiale ha inevitabilmente limitato i rapporti con alcuni mercati (quello russo in particolare), il Salone non ha rinunciato alla propria vocazione internazionale, attirando sempre più visitatori da paesi extra Unione Europea come USA, Brasile, Emirati Arabi e Gran Bretagna post-Brexit. Le centinaia di espositori e le migliaia di prodotti esposti confermano il profondo valore del Salone del Mobile quale palcoscenico internazionale della creatività e forum imprescindibile per gli addetti ai lavori, con una media di poco meno di 400.000 presenze ogni anno, provenienti da più di 180 paesi.

Le mostre più interessanti del Salone: da Castiglioni al progetto di Peter Greenaway

Dalla monografica dedicata ad Achille Castiglioni fino al progetto sperimentale di Peter Greenaway, vi raccontiamo le mostre più interessanti nate a partire dal Salone.

A partire soprattutto dagli anni ’90 il Salone del Mobile intensifica in modo significativo anche la propria presenza culturale sulla scena del design promuovendo un ricco programma di mostre collaterali. Un filone omaggia i grandi maestri del design contemporaneo: si comincia con la monografica dedicata a Achille Castiglioni nel 1996 e si prosegue negli anni successivi con retrospettive dedicate a Joe Colombo, Gio Ponti, Vico Magistretti, Alvar Aalto, Bruno Munari, Ettore Sottsass. Un altro filone sperimenta invece nuove modalità di promozione e comunicazione della cultura del design con eventi trasversali che coniugano il design con l’arte, la moda e il cibo, a partire da Stanze e segreti allestita nel 2000 alla Rotonda della Besana, con la partecipazione e il contributo, tra gli altri, di Achille Bonito Oliva, Peter Grenaway, Emil Kusturica, Robert Wilson, Yoko Ono, Marina Abramovic, Ghada Amer, Massimo Bartolini e Michelangelo Pistoletto.

Tra le mostre più memorabili, negli anni successivi, Grand Hotel Salone del 2002, curata da Adam D. Tihany, 1951-2001 Made in Italy? alla Triennale di Milano nel 2001, Immaginando Prometeo al Palazzo della Ragione nel 2003, Entrez lentement del 2004, curata da Pierluigi Nicolin e impostata sull’idea di un confronto fra otto architetti contemporanei e otto della tradizione moderna, ognuno presente in mostra con una casa esemplare. Innovativo e sperimentale, nel 2008, il progetto di Peter Greenaway sull’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.  

La grafica del Salone: dal primo manifesto del 1961 ad oggi

Dal primo manifesto in bianco e nero, passando per il Compasso d’oro di Massimo Vignelli, vi segnaliamo le grafiche più belle di sessant’anni del Salone.

Nel 1961 il primo Manifesto del Salone del Mobile viene commissionato al grafico e illustratore Camillo Pizzigoni (che aveva disegnato in precedenza La vispa Teresa) e rappresenta l’icona di un occhio nella cui pupilla si intravvedono sagome di mobili. Vedere, osservare, iconizzare: già da questo segno inaugurale si intuisce la linea di grande efficacia comunicativa e suggestiva che caratterizzerà tutta la comunicazione grafica del Salone.

Una tappa fondamentale in questo percorso è quella che si verifica nel 1994 quando Massimo Vignelli ridisegna l’identità grafica di Cosmit e l’immagine coordinata del Salone. Il progetto include la segnaletica e i materiali promozionali e utilizza l’Our Bodoni, la versione di Bodoni disegnata da Tom Carnase per Vignelli nel 1989. 

I poster e gli opuscoli precedentemente utilizzati vengono così sostituiti da un nuovo opuscolo piegato in formato A4 che rivela nuove informazioni a ogni successiva apertura: è un progetto di comunicazione che ha ricevuto nel 1998 il Compasso d’Oro. Fra i tanti manifesti, tutti bellissimi, si ricordano quello del 1978 di Alberto Longhi, quello del 2009 di Guido Scarabattolo e quello del 2017 di Lorenzo Marini. Nel 2022 per celebrare i 60 anni del salone Emiliano Ponzi ha scelto una narrazione a più episodi, con ben sei manifesti che raccontano l’evoluzione del costume dagli anni ’60 ai giorni nostri.

Gli allestimenti memorabili del Salone del Mobile

L’eredità del Salone non riguarda solo gli oggetti, ma anche gli spazi allestiti per valorizzarli. Vi raccontiamo due progetti indimenticabili.

Allestimento di Ferruccio Laviani per Kartell, 2003. Courtesy Apfl Studio Laviani

Uno dei protagonisti indiscussi della storia degli allestimenti al Salone del Mobile è senza dubbio Ferruccio Laviani. Ne ha realizzati oltre 100. 32 solo per la Kartell. In tutti c’è una matrice ricorrente: la capacità di utilizzare sempre linguaggi molto contemporanei anche quando dialoga con la storia, il passato e la memoria. Due, fra tutti, restano particolarmente indelebili nel ricordo. Il primo è quello realizzato per Flos ad Euroluce nel 2000: per presentare la nuova collezione di lampade Lux Lust, disegnata da Philippe Starck, Laviani colloca nello stand una serie di manichini femminili vestiti da cameriera, molto provocanti, in modo da trasformare lo spazio in un ibrido fra una hall d’albergo e una mostra di sculture di Allen Jones.

L’altro allestimento memorabile è quello realizzato per Kartell nel 2003: in un clima di incertezza e insicurezza dovuto alla Guerra del Golfo, Laviani sceglie di trasmettere un messaggio di pace e di speranza costruendo una pedana espositiva con i colori della bandiera della pace e con un linguaggio grafico-figurativo ispirato alle illustrazioni di Antonio Lopes degli anni ’70.  A dimostrazione di come anche un allestimento possa dialogare attivamente con il proprio tempo e con i suoi fantasmi.

Il bar del Salone: il leggendario bar Basso a Milano

È in via Plinio al 39. È il Bar Basso, non solo ritrovo preferito per i protagonisti della movida del Fuori Salone ma anche luogo-simbolo di come Milano nella settimana del Salone diventi davvero un cuore pulsante di incontri, scambi, sogni e visioni.

Bar Basso, foto di Renzo Giusti su Flickr

Il Salone Satellite

Nel 1998, per facilitare l’incontro e il rapporto fra le imprese e i giovani progettisti che dopo aver terminato il loro percorso formativo si preparano ad affrontare la professione e il mercato, la curatrice e organizzatrice di mostre Marva Griffin ha creato uno spin-off del Salone del Mobile, il Salone Satellite, riservato ai designer under 35.

Il Salone Satellite 2022. Courtesy Salone del Mobile.Milano

Cos’è e com’è nato il Fuorisalone

Spontaneo e corale: il Fuorisalone nasce così. Non ha un fondatore, un progenitore, un ente o un’istituzione che l’abbiano generato. Ha preso corpo e forma da sé, a partire dagli anni Ottanta, grazie all’iniziativa di alcuni soggetti che in concomitanza con il Salone del Mobile hanno iniziato a espandere la cultura del design anche fuori dagli spazi fieristici.

ph. Gabriele Micalizzi

Il Salone del Mobile 2025: alcune anticipazioni

Anche quest’anno, durante il Fuorisalone 2025, Milano torna a essere una creatura viva e irregolare: eventi, installazioni e incontri si moltiplicano in ogni angolo della città, tracciando una geografia di scoperte e desideri. Il consiglio è sempre di camminare seguendo due strade intrecciate: le cose che già si conoscono e amano da un lato, dall’altro ciò che ancora non si sa di voler vedere. È questo il cuore di questa edizione: un dialogo tra la memoria e l’imprevisto.

In un momento in cui il design rifiuta sempre più i confini rigidi tra discipline, Porta Venezia diventa territorio fluido, Base Milano un laboratorio di utopie e azioni condivise, Palazzo Permanente una soglia poetica tra percezione e tecnologia. Nel 2025 il Fuorisalone racconta con forza un design che si fa riflessione politica: l’omaggio a Gaetano Pesce, radicale e commovente; la performance di Formafantasma e Cassina che mette in crisi la modernità; il percorso sospeso tra natura e AI a Portanuova.

Ma c’è anche spazio per la meraviglia più pura: gli interni di Palazzo Donizetti reinventati da designer internazionali, l’installazione ipnotica di Google, la delicatezza della Maison Perrier-Jouët, le utopie fragili di Alcova tra archeologie industriali e giardini nascosti. E poi ancora: il design che sfida e interroga da Dropcity, la sperimentazione mobile di Prada Frames e la poesia domestica di MUJI.

Per me il Fuorisalone 2025 è tutto questo: un paesaggio da attraversare senza mappa, lasciandosi sorprendere, cambiare, coinvolgere.

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