“Moda come arte” e “Arte come moda”, scrivono Alessandro Mendini e Pierre Restany nell’appena inaugurata sezione “Moda” di Domus, nei numeri 659 del marzo 1985 e 660 dell’aprile 1985, per raccontare la decisione di approfondire su un settore, quello della moda, che fino ad allora era rimasto in secondo piano nella rivista.
Maurizio Cattelan e Marta Papini hanno creato un “incontro impossibile” a Milano
Il progetto in mostra a Fondazione Ica fa dialogare due artiste coeve, Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri, che non si sono mai conosciute nella realtà.
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- Carla Tozzi
- 28 gennaio 2025
Mendini parla di “progetto antropologico” e di una lettura della moda “proprio come si fa con l’arte”, sottolineandone l’aspetto artistico e il suo perenne e sempre più veloce cambiamento. Restany, segue: “È arrivato il tempo in cui i sogni progettuali dell’artista e dello stilista viaggeranno sulla stessa lunghezza d’onda”. Nello stesso numero dell’aprile 1985, l’intervento di Giusi Ferré pone l’attenzione sulla stilista milanese Cinzia Ruggeri, più volte collaboratrice e protagonista delle pagine e delle copertine di Domus, che “destrutturando l’abito è arrivata a ri-creare forme e dimensioni che rimandano all’immaginario”.
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Questo rimando all’immaginario è un elemento di congiunzione tra il lavoro di Cinzia Ruggeri e le opere dell’artista austriaca Birgit Jürgenssen, interlocutrici di un dialogo eccezionalmente orchestrato da Maurizio Cattelan e Marta Papini nella mostra “Lonely are all bridges” alla Fondazione ICA di Milano, aperta al pubblico fino al 15 marzo 2025.
Già in una mostra a Vienna nel 2021, Cattelan – sempre più incuriosito dal lavoro curatoriale, da poco annunciata la mostra sulla fotografia a colori che curerà all’Accademia di Francia a Roma – e Papini avevano iniziato ad approfondire le incredibili somiglianze tra le due artiste, che pur avendo lavorato negli stessi anni, non si sono mai incontrate.
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Entrambe hanno espanso le loro ricerche in diversi ambiti, dando vita a mondi creativi in cui la connessione tra arte, fotografia, moda e design era molto forte, e per questo il loro lavoro è stato sempre parzialmente compreso perché rigidamente incasellato in definizioni mai esaustive: Jürgenssen, nota soprattutto per le sue fotografie, ha esplorato anche disegno e scultura con riferimenti alla moda; Ruggeri, partita dall'arte, si è poi dedicata a moda e design, tornando solo negli ultimi anni all'arte visiva.
La mostra esplora l'interesse di Ruggeri e Jürgenssen per la figura femminile e il suo ruolo tra gli anni Settanta e Ottanta, con uno sguardo più attuale che mai. Il titolo “Lonely are all bridges”, citazione della poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, suggerisce come l’artista può farsi ponte tra le arti per costruire nuovi legami tra mondi, forme e oggetti diversi.
L'allestimento rende chiara questa volontà, concepito come una conversazione visiva e concettuale, ritmata dalle incredibili somiglianze tra le opere delle due artiste.
La riflessione sui topoi del doppio e dell’ombra ripercorsi dai disegni e dalle fotografie di Jürgenssen e dalle sculture di Cinzia Ruggeri, come “Colombra” (1990), l’iconica scultura-divano dalla forma antropomorfa con le mani chiuse per ricreare l'ombra di una colomba, che si riflette in un disegno del 1983 di Jürgenssen. Così anche lo specchio “Schatzi” (1995-1996) di Cinzia Ruggeri, che sembra animarsi in una danza di piccole mani nere protratte verso chi guarda, è accostato a tre fotografie nelle quali Jürgenssen si è fotografata riflessa in uno specchio concavo, vestita in latex.
L’attenzione per l’accessorio è un altro elemento comune importante, come strumento espressivo per ridefinire le possibilità della donna nella società: guanti, cappelli ma soprattutto scarpe. Alle scarpe fantastiche di Birgit Jürgenssen Domus aveva dedicato una pagina nell’agosto 1975: dalla sedia-scarpa alle scarpe-letto (Bed Shoes, 1974), esposte nella prima sala della Fondazione milanese in dialogo con i guanti di Cinzia Ruggeri, che anche della scarpa ha fatto una protagonista della sua visione politica e sociale, come nella lunga fila di paia di scarpe rivolte verso il muro come in punizione, presentata nella sala principale.
Qui, il percorso espositivo arriva a compimento con le opere sulla grande parete centrale: una gigantografia del disegno di Jürgenssen “Aesculapian Snake” (1978) in cui i capelli di una donna nuda che scende una scalinata si trasformano nella coda di un serpente, accostato al “vestito-scala” di Cinzia Ruggeri, abito pensato con l’ironia e la libertà d’espressione tipici di Ruggeri, e alla sua “Mano” che richiama il tema delle ombre.
Nel foglio di mostra, Cattelan e Papini propongono un’interessante trascrizione dialogica immaginaria di citazioni delle due artiste, traducendo in parole la molteplicità di messaggi trasmessi dalle opere esposte, confermando l’attualità del lavoro e del pensiero di Jürgenssen e Ruggeri: interrogarsi senza preconcetti sulle relazioni, tra discipline e tra esseri umani, sulla percezione di sé stessi e delle proprie idee, e sugli strumenti a disposizione per uscire dalla propria individualità e raccontarsi al mondo.
Immagine di apertura: Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen e Cinzia Ruggeri, Installation view, a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini, Fondazione ICA Milano, Milano. Ph. Andrea Rossetti